Diario di viaggio in Slovenia, prima puntata

La “Galerija Emporium” in piazza Prešeren, il primo approccio a Lubiana, Slovenia

di Luigi Fiorillo

“Ciao, mi chiamo Luigi, ho 21 anni e sono uno studente di Architettura”, sono le prime parole che scrissi, a metà ottobre 2019, cercando di introdurmi in questa nuova avventura chiamata “servizio di volontariato europeo“.

Una mattina capitai per caso nella sezione giovani del sito dell’Unione Europea, incuriosito dalle opportunità che offriva, e tra i svariati progetti trovai quello relativo al volontariato. Si trattava di progetti a lungo termine (tra i 5 e i 12 mesi) offerti da organizzazioni certificate che permettevano al volontario, nome con il quale mi identificai poco dopo, di vivere e lavorare in un altro paese a costo zero. Tutto era pagato dai fondi europei predisposti appositamente per tali progetti: il viaggio, il cibo, l’alloggio e anche una piccola somma mensile per le spese proprie era compresa. Sembrava fantastico. Presi immediatamente la decisione di voler partecipare.

Ciò che dovevo fare era cercare un’organizzazione italiana che sembrasse affidabile e spulciare nei loro progetti attivi laddove essa cercava un volontario da spedire all’estero. Ci volle tutta la mattina ed alla fine la trovai: il design del sito web non era male ed i progetti attivi erano molti. A quel punto avrei dovuto cercare un progetto che mi soddisfacesse e che si tradusse immediatamente nella ricerca della nazione dove volevo vivere. Non persi molto tempo e scelsi la Slovenia per una serie di motivi: consisteva in un progetto di 7 mesi e le skills richieste, seppur non necessarie, si avvicinavano ai miei obiettivi personali. Mandai la richiesta utilizzando un semplice modulo di contatto collocato in fondo alla pagina web. 

Una volta finito mi sentii scettico: quante persone avevano compilato quel form senza avere risposta? Quante persone stavano effettivamente “gareggiando” per diventare il protagonista di questa avventura? Non potevo conoscere la risposta. Mi scoraggiai e dimenticai quasi subito quello che avevo appena fatto.

Incredibilmente, almeno per le mie aspettative, ricevetti una telefonata il giorno dopo, “di già?”, non potevo crederci, risposi ed iniziai a conversare con quella che sarebbe stata la mia coordinatrice dall’Italia per i successivi 4 mesi. Io andavo bene, il progetto era mio, dovevo “solo” essere accettato dall’organizzazione ospitante, quella in Slovenia. Sebbene fosse stata una buona notizia essa provocò in me una serie di pensieri persistenti; lei mi chiese: “Sei sicuro?” ed io risposi: “Assolutamente”, ma in realtà non smisi di pensare a quella domanda ed alla possibile risposta fino al giorno della mia partenza.

Non sapevo assolutamente a cosa andassi incontro; ciò che cercavo era una scatola chiusa con effetto sorpresa che avrei aperto nel momento della mia partenza, ed effettivamente così è stato.

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