“Anonima su ferite”, le piaghe della società con gli occhi di un’assistente sociale

di Miriam Borrelli

Anonima su ferite” è sfrontato, non ha peli sulla lingua, dal linguaggio colorito e pieno di emozioni incontrollate; dà l’occasione di vedere – attraverso una finestra dalla quale possiamo solo affacciarci e osservare da lontano – le sofferenze e la povertà che non sono poi così distanti da noi ma che sono ben nascoste.

Ma più di ogni altra cosa è consapevolezza. Consapevolezza di qualcosa che ci attanaglia da sempre e che soprattutto bisogna combattere: l’ignoranza, nel senso più puro del termine: il non conoscere.
L’autrice – Penelope Ics – oltre a raccontare disavventure e avventure, narra con un’inconfondibile stile il dover fare i conti con le proprie paure e le proprie emozioni affidandosi spesso all’istinto. Ha voluto caricarsi di un grandissimo compito: mettere in luce l’aspetto umano che tutti noi abbiamo e che inevitabilmente tende a scontrarsi con la realtà e la quotidianità di tutti i giorni. Del resto è una parte fondamentale di noi stessi doverci confrontare con le nostre sensazioni e di combatterle mettendole al secondo posto in un mondo dove vige l’individualismo ed è sempre più difficile aiutare l’altro, tendergli la mano.

La povertà ha il potere di cambiare le persone, renderle brutali, senza scrupoli, fa usare sotterfugi per raggiungere i propri obiettivi e chi si trova dall’altro lato ha il dovere morale di essere forte e furbo nel non farsi manipolare, e anche se non è facile, mettere da parte quelle che sono le sensazioni più negative e trasformarle in occasioni di crescita, cercando di calmare gli animi in ambo le parti.

Essere un’assistente sociale non è una professione che nell’immaginario collettivo gode sempre il giusto ruolo svolto. Essere un professionista significa avere un bagaglio di conoscenze teoriche e pratiche che permettono di affrontare le diverse realtà con consapevolezza di “ciò che si fa”. L’assistente sociale deve conoscere, essere, e saper fare. Ma non basta: deve essere empatico, avere rispetto per l’altro, avere dignità di tutelare la dignità umana e la ricerca dell’uguaglianza sociale.

Leggere questo libro per me è stato come essere a teatro ed assistere a storie di vite vissute ben lontano dalla mia immaginazione e capire che a volte la vita ti pone dei limiti e che bisogna sforzarsi sempre di vedere di ciò che splende dietro le nuvole più nere. Penelope Ics, che nella prefazione cita testualmente “a tutti quelli che sono stati traditi da chi doveva aiutarli” , è un’assistente sociale del servizio pubblico che crede nell’uguaglianza tra le persone e riesce a donare al mondo una visione chiara di questa realtà che viene vissuta sempre in punta di piedi.

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