Ecco perché “Bella Ciao” appartiene al popolo

di Giovanni Borrelli

Cesare Bermani, uno dei più importanti esperti di storia orale e di canzoni popolari, a proposito di “Bella Ciao” ha parlato di invenzione di una tradizione.

Per prima cosa, Bermani fa chiarezza su un punto importante: non è vero che Bella Ciao non sia stata cantata durante la Resistenza. Era l’inno di combattimento della Brigata Maiella in Abruzzo, cantato dalla Brigata nel 1944 e portato al Nord dai suoi componenti che dopo la liberazione del Centro Italia aderirono come volontari al corpo italiano di liberazione aggregato all’esercito regolare. Lo sviluppo della canzone fu favorito dal suo carattere unitario, dalla sua capacità di rappresentare tutta la Resistenza, a differenza del molto diffuso “Fischia il vento“, legato alle formazioni garibaldine comuniste. Le origini del brano (sia del testo che della musica) sono peraltro piuttosto incerte. Pestelli, in “Bella ciao. La canzone della libertà” (ADD Editore), attraverso approfondite ricerche individua tracce della canzone in alcune canzoni popolari dell’Italia settentrionale. Il testo rimanda molto probabilmente a “Fior di tomba“, una canzone popolare di argomento sentimentale, che presenta assonanze significative sia per l’incipit che per il tema, ricorrente in alcune varianti, come la tomba e il fiore. E’ la storia di una ragazza che, piuttosto che lasciare la persona amata, chiede di morire e di essere sepolta in una cassa fonda insieme all’uomo che ama, il padre e la madre. Inoltre predice che sulla loro tomba crescerà un bel fiore a ricordare a quanti passano che lì riposa una ragazza morta per amore.

“Bella Ciao” deriva da una canzone che già Costantino Nigra, nella seconda metà dell’Ottocento, riporta fra i canti popolari del Piemonte: “Fior di tomba”. Una delle sue tante versioni era conosciuta dalle mondine del Vercellese e del Novarese. Più complicato indicare l’origine della musica: dalla canzone popolare “Bevanda sonnifera” sembra prendere il ritmo e le ripetizioni, ma ci sono molte somiglianze con il brano di musica kletzmer Koilen, inciso a New York nel 1919 da Mishka Ziganoff, musicista zigano originario di Odessa. In realtà “Bella Ciao” è diventata l’inno ufficiale della Resistenza contro il Nazifascismo. Rilanciata negli anni Sessanta come canzone simbolo della Resistenza ed entrata nel repertorio di artisti celebri come Yves Montand, è diventata nel tempo un successo mondiale che si adatta a tutte le lotte per la libertà contro invasori e oppressori. Ne esistono versioni in curdo, in turco, in russo e in molti Paesi le sue note accompagnano le speranze di eserciti partigiani e di movimenti di protesta. Non solo: oggi sembra essere diventato anche uno degli inni contro il razzismo.

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